Abituare lo sguardo
Quante volte al giorno passi davanti alla stessa tazza, alla stessa sedia, allo stesso angolo della casa? Centinaia. E quante volte li guardi davvero? Probabilmente nessuna.
È normale. Il cervello funziona così: registra una cosa la prima volta, la cataloga, e poi la cancella dallo sguardo attivo. Diventa trasparente. Ci passi accanto senza vederla. È un meccanismo utile: se dovessimo prestare attenzione a tutto, non riusciremmo nemmeno ad attraversare la strada. Ma per chi fotografa può essere un problema.
Il primo ostacolo non è sapere come funziona la macchina fotografica. È sapere dove guardare. O meglio: accorgersi che c'è qualcosa da guardare lì dove hai smesso di cercare.
Luigi Ghirri fotografava termosifoni, porte, cartine geografiche. Rinko Kawauchi trasforma una tazza sul tavolo in una rivelazione mistica. Non usano obiettivi speciali o tecniche segrete. Semplicemente si fermano a guardare attentamente.
La buona notizia è che non serve un talento innato. Serve esercizio, e ne esiste uno molto semplice:
prendi qualcosa che vedi tutti i giorni, ma che non hai mai pensato di fotografare.
Qualsiasi cosa. L'interruttore della luce, la busta della spesa, la scrivania, la piega del cuscino la mattina.
Adesso guardala come se fosse la prima volta. Cosa vedi? Che forma ha? Come la colpisce la luce? Cosa racconta di te, del tuo spazio, delle tue abitudini?
Non serve una foto perfetta. Cambia angolazione: abbassati, avvicinati, gira intorno. Non fermarti al primo scatto. Il primo è quasi sempre quello ovvio… è dal terzo, dal quarto in poi che lo sguardo inizia a trovare qualcosa di inaspettato.
Il punto non è trasformare l'ordinario in straordinario. È accorgersi che l'ordinario non è mai stato così ordinario come pensavi. Che in quella tazza, in quella piastrella, in quell'angolo di stanza c'è una composizione, un'atmosfera, un ritmo che non avevi notato.
Lo sguardo si può allenare, e una volta che lo attivi, non si spegne più: inizi a vedere cose che prima non c'erano.
La fotografia inizia qui.
Prima di qualsiasi discorso su diaframmi e tempi di esposizione. Prima della macchina fotografica.
Inizia nel momento in cui smetti di attraversare distrattamente il mondo e ti ci fermi dentro, con occhi nuovi.
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Ogni due settimane, un nuovo spunto per guardare meglio.