Il limite di lavorare da soli
Qualche anno fa stavo preparando una sequenza per un progetto sul Famadhiana, in Madagascar. Avevo più di duecento scatti da cui scegliere, tutti tecnicamente a posto, ma non riuscivo a trovare un ordine che funzionasse. Non riuscivo a decidere cosa tenere e cosa scartare. Continuavo a rimescolare, a spostare, poi ricominciavo tutto daccapo.
Mi sono venuti in soccorso un paio di amici fotografi.
Non mi aspettavo formule magiche, Non mi aspettavo formule magiche, ma parlarne con qualcuno che guarda le foto senza portarsi dietro i miei ricordi ha cambiato tutto. In poco tempo avevo cominciato a capire il problema: ero troppo preso dall'ordine cronologico degli eventi, dalle mie riflessioni personali, e non notavo più ciò che colpisce chi non è al corrente della storia e non ha ricordi legati alle immagini.
Non era una cosa che potevo vedere da solo. Dopo aver vissuto lì per due mesi, ero assorbito completamente dal mio stesso punto di vista. Avevo bisogno di una visione più ampia. Più distaccata.
Lavorare in totale isolamento ha un limite preciso: non è la tecnica che manca, né l’abilità di comporre una bella foto. Quello che serve è una prospettiva esterna sul proprio lavoro, e quella non si impara sui libri.
Non si trova nemmeno su YouTube.
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Se ti riconosci in questa situazione, il mentoring individuale è particolarmente utile.
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