Tracce invisibili
Le dita lasciano segni sulla tastiera, sullo schermo del telefono e sull'angolo del libro dove giri le pagine.
Sono tracce che nessuno produce intenzionalmente. Esistono perché qualcuno ha vissuto, ha toccato, ha usato. Sono invisibili nel senso che nessuno ci fa caso, ma se le cerchi, le trovi dappertutto: l'impronta di un dito su uno specchio, il cerchio lasciato da una tazza sulla tovaglia, la forma della testa su un cuscino…
Fotografarle è un esercizio di attenzione.
Non serve andare lontano: il materiale è a casa tua, sulla scrivania, in cucina. Trovarlo non è difficile, ma dovrai rallentare per accorgertene.
Un consiglio pratico: usa la luce laterale.
Una luce di taglio fa emergere i rilievi, i graffi, i segni che una luce frontale appiattisce e nasconde. Prova con una torcia sul muro.
Avvicinati. Molto. Più ti avvicini, più il soggetto smette di essere un oggetto riconoscibile e diventa una superficie, una trama, un paesaggio in miniatura. È in quel passaggio che un dettaglio si trasforma in evidenza.
Irving Penn ha costruito una serie intera fotografando mozziconi di sigarette. Sophie Calle ha fatto arte con le tracce lasciate dalle persone nelle stanze d'albergo. Non erano soggetti nobili, ma erano segni di passaggio. Ne siamo circondati.
Prova oggi. Scegli una superficie che conosci bene e cercaci sopra una traccia che non avevi mai notato.
Fotografala.
Non deve essere bella, ma deve essere vera e raccontare una storia.