La fotografia interpreta il mondo

Un gabinetto domina la veduta in una fotografia interpretativa

C'è una cosa che succede spesso quando ci si trova a riguardare le proprie foto. Ne parlano spesso i miei studenti, quando raccontano perché hanno voluto frequentare un corso. Scattano foto tecnicamente corrette: giusta esposizione, messa a fuoco, ottima macchina fotografica… eppure manca qualcosa.

Le foto vanno bene, ma non dicono un granché.

Il problema non sta nelle impostazioni né nella qualità dell’attrezzatura fotografica.

In fotografia la tecnica è necessaria, ma è come la grammatica nella scrittura. Una frase può essere grammaticalmente corretta senza dire assolutamente nulla di interessante.

Spesso la differenza sta nell'intenzione e nella lucidità del fotografo: cosa stavi cercando di dire quando hai premuto il pulsante di scatto? Non intendo “dove stavi guardando”… ma cosa stavi cercando e cosa hai trovato.

Questo è il salto più difficile da fare. Nessun manuale lo insegna davvero, perché non è una questione di procedura, non ci sono formule, non esiste l’universalmente corretto.
È una questione di atteggiamento: dal registrare all'interpretare.

August Sander fotografava i suoi soggetti con distanza e neutralità assoluta. Dorothea Lange si avvicinava, cercava la tensione nel volto. Soggetti simili — persone comuni — e intenzioni opposte. Nessuno di loro era impassibile nei confronti della realtà, ed entrambi cercavano di affermare qualcosa su di essa.

Ogni scelta che fai mentre fotografi — dove ti posizioni, quanto ti avvicini, quando scatti, dove punti la macchina e cosa tagli fuori dall’inquadratura — è già un'affermazione. Non è neutra. Non esiste la fotografia oggettiva: esiste invece una relazione tra chi fotografa e ciò che fotografa, e quella relazione dovrebbe emergere nell’immagine.

Il punto non è per forza sviluppare uno stile riconoscibile o produrre immagini "artistiche".

Il punto è sapere, anche vagamente, dove vola la tua attenzione quando esci con la macchina fotografica.
Quella consapevolezza cambia tutto, anche le foto più semplici.


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